Diego.

di Lucio Mayoor Tosi

La maschera è uno stereo sputa sentenze
per far ridere mentre insacca la sera. Angeli
stralunati nel bar, ali di quintessenza, dominio
sul tavolo da gioco. Notte. L’universo cammina
bordeggiando rovi. Non può rientrare, starà fuori
per sempre.
In casa – ma è un luogo questo? – tecnologie
di legno e metallo, composizioni di carta.
Casa bunker: dopo la strettoia; ci vivono topi
allegramente – santo, santo crocifisso
offrimi una sigaretta. – Pezzente! – Picchiatore fascista
dei miei stivali, giocatore delle paure – come potrai
fermare gli attimi delle la mie mani?
– Sono non sono. Parole malware all’ombra paradise
del sistema balocchi, perfetta similitudine –
Dormi! Una dolce amica, dispensatrice di bisogni
elargirà amore terrestre. Non sentirti perso
stai solo girando su te stesso. Il mondo
suona con rumori e bla bla di finestre. E’ un
continuo togliersi di dosso. Le dipendenze fisiche
son museali. Sterminate mancanze di prospettiva.
– Le butto lì come cenci.

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