mayoor

Abitiamo docili animali.

Magica accoglienza.

Nel volto africano si nasconde il cane
che attraversò le fiamme. Ultimo Dio rimasto in terra.
Accogliamolo.

Dio ringrazia.
Ha occhi penetranti. Di preciso stupore.
In una piazza laica verrebbe certo deriso, picchiato
e poi crocifisso.

Ma noi divertiamoci, o popolo della notte!
Popolo delle stelle!

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Maestri e discepoli.

– Amava la cultura più della musica.
Più della poesia?

Restava da attraversare la boscaglia.
Uno stretto sentiero tra rovi. L’allievo si punse.

Il Maestro sanguinava già da un pezzo.
Una mano da fasciare col fazzoletto.

L’idea di avanzare nell’essersi smarriti
gli serviva a prendere tempo per pensare.

– Poesia la si ama con timore.
– E qui è pieno di violaceae.

Il discepolo iniziò a porre attenzione a dove
mettere i piedi. Invece il maestro si accese

un tocco di radice.
Finalmente.

Poeti NOE.

C’è tanto amore in quella donna,
come posso perderla?

Non è mia madre. Non è mia madre.
Ma a volte non basta, e ormai è tardi.

La parte mancante tra un pensiero e l’altro
è dovuta a essenza; parola di pietra preziosa

con tante sfaccettature, in esse comprese
le drammatiche alluvioni di questo ultimo periodo.

Lo sguardo in terra è tipico nelle persone anziane.
Ma così fanno anche gli angeli.

La parte mancante tra un pensiero e l’altro.
Dove la lingua manca e si lega.

Elegia!

Se non altro la stufa a legna ti dà qualcosa da fare la sera.

Poesia salva la vita.

Angeli, portatemi al lavoro. Devo vincere
me stesso in una mossa.

Ditemi voi, per favore
“A cosa debbo l’onore della tua richiesta?”

Avevo già visto quel me stesso,
nel busto di John Fitzgerald Kennedy.

(Posso udirti ma non so parlare)
(Sono un volatile)

Kennedy con la penna in mano, indeciso
se mettersi al lavoro.

Il tavolino in Montparnasse.

Nel blu profondo di una barriera televisiva.
Infili un braccio attraverso i vetri. Aprila porta,

ti guardi attorno; poi stai fumando seduto a un tavolino
in Montparnasse.

Il gioco consiste nell’avere freddo e niente
che vada bene per scrivere.

.

La notte non fa che scendere piano.
In fondo all’abisso, dentro una stanzetta illuminata

da candele rotanti – ciascuna contenente un paesaggio –
giace un fantasma caduto, in carne e ossa.

Sta fissando il pavimento. Vede nel futuro.

.

Sotto il pavimento c’è un’intera città. E sotto ancora
molte altre, tutte nello stesso luogo e nello stesso momento.

Io mi rifugio in una nuvola di fumo. L’uomo vero
è migliore di me.

Ripeto i passi per non morire.