mayoor

Foglie da collezione, cm 12 x 12 x 3 – By Mayoor

Poesie brevi.

penna-doca

Battendo le mani sulle ginocchia, vestito col camice
per ammalati terminali-che-non-lo-sanno, si alza.
– E’ così.
Mai stato meglio!
L’infermiera controlla le gocce della flebo
dà una pacca sull’ago ben inserito.

*

Nel vuoto con gli occhiali.
Guardando con sospetto
il giaccone appeso di fronte
giorni andati a male.
Come scendere in cantina
tra i sepolti vivi.

*

Il vecchio zio del sacerdote
spegne le candele elettriche.
Il nipote si è sposato, non vive più lì.
La gente del nord Europa
verrà per turismo a vedere
le impressionanti reliquie
dei Santi.

*

Arrotolando del tabacco:
– Ho in mente il ritratto di Emilio Salgari.
Offeso nel suo onore di scrittore. Antesignano di alcuni nuovi
poeti di oggi.  Sognatori che non credono alle favole – Parte I°
Tra le lenzuola ruvide dell’ospedale ascoltando i grilli.
L’estate finge un passo in avanti poi batte tacco e bastone.
Estrae due libri dal cappello a cilindro: Mompracem
o L’isola del tesoro? La sinistra.

*

Sopra un divano-letto abitato da segretarie.
– Vorrei dare al mondo una ragione per vivere.

*

Sono diventato ricco, mi accendo una sigaretta.
Tanto ricco da non aver bisogno di nulla.

*

Cielo immenso, stellato con gusto. Nuovo.
Una notte blu. – Decisamente fuori commercio.
Ma lei gli mostrò le spalle il collo, la pelle.
Lui passò dalla notte all’infinito. Quel che avrebbe detto
agli extraterrestri. Perché non siamo soli nell’universo.

*

Ho fitte alla testa.
Luce soffusa di un bosco capovolto.
Il pensiero di un coniglio.
Mi sto affezionando alla flebo.

*

Lei volse altrove
gli occhi grandi suoi neri.
E io fui accanto a mia madre.
Una signora blu.

*

Raccolgo una poesia caduta.
Il silenzio fischiò al passare di un treno.
Il freddo apparire delle cose.

*

Facevo il piattello.

I colori del giallo.

Dalla stampa giapponese si alza un volo di pettirossi.
Ora stan li, affacciati alla finestra e piangono. Consolati dalla luna.
Il respiro di un bambino addormentato. Ogni tanto un verso
si lascia cadere nel vuoto. Il grido rallentato di una lacrima.
A piedi nudi sulla plastica di un tappeto grigio trasparente.
Da sotto il tappeto si osserva l’andirivieni di una coppia. Devono aver litigato.
Ora il riflesso di due finestre. Il tempo si muove in lenta carrellata.
Se non accade nulla il quadro si spegnerà definitivamente entro un paio d’ore.
In una giornata di pioggia vista dai vetri sporchi di un fanale.
Sul tapis roulant  gustando un gelato in controluce.
– Senza quegli orrendi cimiteri si morirebbe con maggior discrezione.
Il corpo giaceva in una pozzanghera. Era tutto finito.
– Puoi scegliere quali immagini mettere dentro lo specchio.
Disegni rupestri su antichi monitor. Il cuore pulsante e tratteggiato
di una macchina, simile a quello di un cane che abbia corso
al rallentatore.
Sul pavimento di plastica si riflette capovolta l’immagine
di un uomo col cappello da alpino. Sta salutando. Fiori e stalattiti.
Il mondo visto dalle fessure di un armadio chiuso.
Un camion parcheggiato. Il volto addormentato
di due persone anziane.

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Senti-mentale.

paperin
Oltre la siepe una fontanella di voci.
Non intorno, né sopra né sotto. Da qualche parte.
Verde fantasma di primavera. Passa il vuoto in una brezza.
Parole rigide come legnetti. Di seguito:
volti che si girano riflessi nel senza luce piccole ustioni.
Impronte chiare di palazzi persi abbandonati come piroscafi
navigando senza orizzonte. Luoghi di molte paure.
Alcune amiche.
Si fingeva di uscire.
Trepidanti.
Ombre di tutti i colori.
Fuori, in cortile sono stato per qualche minuto in compagnia
della bambina di due anni che abita nella casa di fronte.
Abbiamo comunicato a gesti. Ci siamo molto divertiti.
D’improvviso il buio si accende di limoni. Sorride il conducente.
Se ne va piano piano la luce.
Non vedo le carezze.
Mi si strangola dolcemente.
Ti bacio sul becco.

Volendo districare un groviglio di gambe nude argentate.

Fuori, dove il cielo al tramonto manda
in Madagascar cestelli di luminarie.
Onde dell’oceano – Segnalo il punto luminoso
di un’incognita – Sono già nella spirale di un pensiero.
Una rampa di scale. Lì dove mi sono perso.
Per un sentimento-punto luminoso. Non saprei dire.
Una struggevole confidenza, una forte emozione.
– Amore: una rudimentale forma di telepatia.
Rudimentale ma resistente al tempo dell’atmosfera.
Una specie di nebbia che il pianeta emana.
Ma dirlo ora, sul sagrato Gae Aulenti
di fianco alla libreria Feltrinelli, sulla curvatura terrestre;
adesso,  mentre provo amore guardando stelle
nella più bella delle realtà… di fianco a quel punto luminoso
a quell’amore che si avvicina…

I. Ma saremmo sulla cima della torre a vetri.
Batman in persona d’Ulisse si fa garante
di promettenti discontinuità.
II. Il primo sigillo sui capelli dell’uomo tatuato
dalla luna.
III. La squadra del cuore: fa rima con amore
e siamo al rinfresco. Labbra rosse, piene di luce.

Se una parola tira l’altra, allora è narrativa.
E dunque, quali parole per la nostalgia?

Sono l’uomo parlante. Il colpo di coda di un rubinetto
all’equatore; uno schizzo di ghiaccio dalle lame della pattinatrice.
Non so che farmene del surrealismo.

il futuro si spacca nel sagrato che emerge sollevato
di qualche metro, come terremotato. Mi volto. il punto luminoso
sorride e non c’è nessuno. Una folata di vento.

Una nuova dea, versione femminile del Bagatto.
Numerose gambe e braccia argentate. Il volto
sia di fronte che in due profili. Tre lingue rosse.
– Spirito delle lavastoviglie dalla coda di serpente
quante monete hai trangugiato quest’oggi?
« Non-so »

Borsetta.

Acrilico. Marzo 2017, cm 35 x 23

BorsettaBassa

La fine infinita.

Desiderare di poter essere Uno
e scoprirlo autenticamente presente
in una miriade di frammenti.
Un viaggio lucido nella propria follia.

Amiamo i cani perché li possiamo trattare
alla stregua di come facciamo con il nostro corpo:
quell’essere capace di difendersi e attaccare.
Un servo da addomesticare.

Amando i cani impariamo ad amare le cerbottane
di Filadelfia e tutti quei giochi che li riguardano.
Ah! Che pensiero tortuoso.
In viaggio con la mente. E andare in frantumi.