mayoor

Con me nell’universo!

Dio.

Schad 2

Count St. Genois d’Anneaucourt (Christian Schad, 1894-1982)

«Lei non sarà mai niente».
Si fermò un momento per accendersi una Camel.
Assaporò quel fumo di sigaretta. Quindi scese i gradini
del Martinez. Abito da sera con mano sospesa
nella tasca della giacca.  Autoritratto
di Conte
St. Genois d’Anneaucourt.
« Bon soirée».

Lei chiuse il libro, si tolse il giglio dalla fronte
poi mise gli occhi sulla Croisette: – Tientelo! –
Quella sera vinse 5.000 franchi al Casinò.
Il mattino successivo lui si tagliò un labbro
nel farsi la barba. – Merde! –
E’ quanto.

Duemila anni di storia erano trascorsi come niente.
Non veniva mai giorno. A volte ci addormentavamo
sull’erba. Cappello in testa e rosse lanterne.
Non ho altri ricordi.

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Distico.

 

Sono un monaco itinerante.
Itinerant monk.

In ultimo.

Mondo

L’alta porta del Paradiso si sta aprendo.
Entro nell’ampio salone.
Un gruppo di ragazze vola attraverso
pareti e colonne di marmo.
Le mani sul petto.

Il sogno si ritira sotto una foglia marcia.
Esce di scena.
Nuoto nella notte immensa.
Il mondo sotto non si allontana.
Nemmeno nei sogni.

Mie opere a Milano, dal 25 al 28 gennaio 2018.

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SPONDE composizione ( acrilico, 2017)

Sponde (composizione di frammenti)

Benedici questa casa.


Dopodiché lei spense i collegamenti
e si rifugiò nel proprio mondo di fantasie.

Lui prese le sembianze del facchino
capace di sollevare e trasportare lavatrici.

Lei disse: «Non è prudente
soffermarsi nel traffico mentale».

Sapeva che dicendo queste parole
lui si sarebbe eccitato enormemente.

Ma lui fece ancora in tempo a dire che:
l’ultima azione di Dio, oddio! fu quella

di lanciare satelliti attorno
ai pianeti.

Fuori.

La musica si ferma sui gradini
abbiamo molte cose da dirci.
Attraversiamo scritte, si, anche
la città notturna. Un po’ topi,
un po’ stretti locali. Alle fibbie.
Qui, sotto l’ombelico. Stracci
alla moda, baci. E talento
nello scambiarci fulmini con
didascalie. Piega incerta
sulle labbra, sensazione
veritiera di niente. Non so.
Suppongo. Parlare è sempre
difficile. Scrivere invece
è come ballare. Batti dove
ma con certezza. Nessun
giudizio. Non mi ero accorta
che sei un orso. Avevo voglia.
Prin-ci-pal-men-te scopare.
Sotto il cappotto, sentirmi
cosparsa di miele. Bocca di
caverna, cazzo in galleria.
Cose così. Spirituali. Losche.
Vista sera nera, oh che casìno!
Era tutta canzone, come
dichiararsi con in mano
la farcia di una promessa
esagerata bambina ex
detenuta sul tamburo
di una mosca gambe lunghe
cinta sui fianchi con seta
in servizio fotografico
nella piazza mentre tutti
guardano e pensano scende
Gesù Cristo dall’astrocar!
Ma noi alla chetichella
come due gocce di pioggia.
Ho i tuoi occhi. Non dicono
niente. Passa ostentata una
breve ricchezza. Sempre quella
mosca. Non si capisce ancora
bene perché felici in questa
sparizione.