mayoor

Dragon – cm. 75 x 20 inchiostro su legno. Agosto 2016

Senza tetto.

Musica scacchiera s’inventa il pavimento
di un’asteroide. Un pavimento a larghe piastrelle, chiaro.

Salirci è un’attimo.

Tra gente che balla, ciascuno immaginando l’oltre, nel buio
chi un abitato di case e giardinetti, chi il profilo di un bosco.
– Sembra di veder brillare gli occhi delle civette –

Nel vuoto.

Seduto accanto a un grande albero
il poeta scrive canzoni piene di sentimento
indeciso se trasferirsi al 1969 oppure nel sottosuolo,
ma quando si spacca ed escono indiavolati angeli ballerini
capaci di aprirsi la strada coi calci.

C’è troppa distanza tra le regole e me.
Essere liberi equivale ad arrangiarsi, nel senso
che è come non esistessi. Chiunque tu sia
muoverai la bocca come un pesce nell’acquario.
Nessuno ti capirà.

Se invece di Camera e Senato avessimo un grande
sistema informatico, al quale potersi rivolgere da casa
e perfino mettersi a scherzare; un Governo virtualmente
più vicino; che ti suggerisce dove andare
per poter rubare qualche ostrica…

Tonno in scatola.

bandiera-europea

Scelgo per il futuro una scatoletta di ferro
dalla forma di bara, con una finestrella, un oblò
dove si capisce che dentro è stata imbrigliata
la morte. Una scatoletta chiaramente elettronica
capace di produrre molteplici effetti; come
il silenzioso apri-chiudi con giunture gommate,
diverse suonerie di carillon e all’occorrenza
il movimentato sound di “Che morte non ci separi”
versione gospel ( nel caso non si sentisse).
E tuttavia un futuro c’è. In riserva di giorni
ma c’è. Ho tempo per bluffare una coppia d’assi
e cercarmi qualcuno con cui giocare.
Chiederò alle persone: io coppia d’assi e lei?
Doppia di sei e sette! Al che, dal momento
che sono solito giocarmi tutto, se aprissi la scatoletta
non avrei alcun debito da pagare a chicchessia.
Me ne starei seduto da qualche parte nell’universo
coi capelli resi bianchi dallo spavento di essere
venuto al mondo. Tutto per aver ceduto a quei due
la parte sinistra del mio cuore – per sempre –
sul tappeto volante del loro romanzo; una sera
d’agosto, quando ancora la terra mi sembrava
un brulicare di atomi, il mare un piatto di delfini
argentati e pensavo la terra abitata principalmente
da allegre famigliole di topi. Il paradiso.

Presto anche le elezioni

Presto anche le elezioni cambieranno.
Non sceglieremo più i candidati.
Sulla scheda elettorale daremo un voto
da uno a dieci. E’ semplice.
Nuovi politici cresceranno allenati
in squadre giovanili dentro le università.
Agenzie di modelli si occuperanno
del loro portfolio.
Non mancheranno i gadget.
Li conosceremo bene perché
verranno spesso a cantare e ballare
su Rai 1.
Le elezioni si faranno ogni anno
per Natale.
A capodanno verrà estratta
la classe di studenti che andrà
a Palazzo Chigi per stringere la mano
al Presidente Dei Presidenti:
quello delle noccioline, dei dopobarba
o di chi l’ha mai visto.

Sirtaki (danza di Zorba).

sirtaki

Così come stavo
con quel che avevo in mano
sono uscito a guardare la pioggia
mentre cadeva in un cerchio

su cumuli di fazzoletti, circondata da figure danzanti.
Un cameriere puliva i tavolini del bar
strofinando a tempo di videomusica.

Emozione ravvicinata di nessuno-è-sé;
tutti sono centomila, quanti sono
se piove ma nemmeno la pioggia è
e nemmeno l’aria è.

Anch’io, sebbene chiuso nel mio monitor.

Fine.

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Il fine delle cose sta nel loro esserci.
Il pensiero etichettato saltella come reclam.
La marca è conosciuta.

Si ascoltano musiche che sembrano ispirate
al rombo dei motori di un jet.
Altre in cuffia, come se dentro un locale notturno.
Musica che sembra aver fretta di terminare… brani.

Finire è il fine?

E’ il compimento.
Il passaggio, la scomparsa, l’assenza.
La presenza, il sentimento, gli sguardi.
E’ tempo senza (la) fine; viaggio
movimento fronte retro.
E poi più niente.

Non è data nemmeno la morte.

250 filter tube.

b

Ti guardo da sotto. Come da sotto un cappello.

Dal pianoforte escono suoni di voci
silenzi e colpi di tosse.

«Guarda! » indicò con la sigaretta che aveva in bocca.

Ragazzi abbracciati al vestito di paillettes
di una scaletta d’alluminio. In mano il bicchiere dell’aperitivo.
Ombre cinesi se ne vanno libere sui pavimenti.
Profumo intenso di bagnoschiuma.

«Quando nei sogni mi sento perduto
arrivano sempre delle amiche a proteggermi
e consolarmi. Alcune mi allattano
altre si danno alle mie carezze.
Ma quando tento di guardarle negli occhi
subito il sogno svanisce e mi sveglio»
« Come Orfeo e Euridice nel paese di Dante
quando la stagione delle gelatine si riempie di occhiı»

Titoli:

Ascoltando un disco di silenzio.
Voci e rumori del pianoforte.

– E quella bocca!
– Fior di lana.
– M a r i n ì.
– Falena sola.

Labbra di baci
scorrono un po’ bagnando
le pareti delle stanze.

«Sognavo una moglie americana
una mangiatrice di carne»
quando d’improvviso
il buio precipitò nelle finestre»

« Madame, Madame, Madame!»

«Da qui a laggiù
come su quelle margherite gialle
contente di noi vivi o morti»