mayoor

Con me, nell’universo!

Nautilus.

Le parole che ci dicemmo e quelle
rivolte al finestrino. La famiglia numerosa
di aironi che d’improvviso prese il volo.
Non so se spaventa l’automobile futurista,
oppure sono i pensieri. Quei due
che passano.

Rosetta col pensiero di morire proprio qui
nel vicolo. L’animo sulla ghiaia.
Pensieri che vanno in aria allacciati con altri;
alcuni indietreggiano, poi tornano decorati
di crisantemi.

Non per me, che ho da scrivere una storia:
di lei e suo marito, dentro il bicchiere capovolto.
Casa di vetro, con giardino. Il cane Buf
che non mi può vedere. Rosetta gli dice
Buf, smettila!

Ma è come non ci fosse nessuno.
Le cose sembrano ferme, perché chissà
quale distanza le separa. Anni e anni luce
aggrappati agli attaccapanni, tra le maniche
delle giacche. Qualche inverno da noi,
di macchie e rattoppi.

Chi scendeva e saliva le scale, già qui
prima di arrivare. E andarsene lentamente.
(Devo ricordarmi di comprare i croccantini,
solo pollo, per il gatto di Rosetta. Dicono
che non è morta. E’ al ricovero).

Fa paura il tempo quando passa.
In fotografia la vestaglia di felpa. Cento,
duecento vestaglie. Estate e inverno,
Rosetta e suo marito ancora giovani,
le stanze da pitturare.

Dipingo un segno sui muri, viola che va oltre,
dietro le spalle, nell’ombra futura. Da qui
a qui. Non ha senso, Rosetta. Niente ha senso.
La scatola dei profumi – Ride. I profumi!
– Sa, io aspettai centinaia d’anni prima di nascere.
Ho rischiato di finire in una nidiata di topolini
di campagna. Tanto mi piacevano. Ti sentono.
Anche se arrivi invisibile.

– A lei questo non può succedere, facile
che sia stato ucciso dai bolscevichi, suoi amici.
Anzi, lo so. Quando? Alle tre del pomeriggio.
Non ricorda le foglie, quel turbine di vento?
Si guardi.  – Io sono vecchia, ho smesso di guardarmi.
Allora le scarpe. E’ comunque così che doveva andare.
C’è risentimento.

Scende dal naso una goccia di mare.
Morire è inutile. Faccio le valige. Fingo di metterci
qualcosa. Recito la vita. Entro, esco. Chiudo la porta.
Calpesto l’erba che infesta a primavera.
Il tempo fa questo e altro. Ci butto l’acqua sporca
dei pavimenti, con la candeggina. Qui è pieno
di pensieri. Nessuno li toglie.

Io per questo scrivo invisibile, una storia
silenziosa. Capovolta. Col giardino, il cane Buf.
Annessi e connessi alla rete, Metro Linea 2.
L’infinito dentale. L’Arco della Pace a Milano.
Tutto e tutti con e senza cappello, le buone idee.
Un minuto di pioggia. Una scatoletta.

La picchi sul tavolo capovolta. Dai una passata
e guardi altrove. Lo stra-ba-dan dei vagoni.

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Haiku.

La maniglia argentata
di una vecchia macchina da scrivere.
Questo lento a capo.

 

Toro1

Se parlare ci allontana.

chaplin_tempi_moderni

Sono rientrato poco fa
da un covo di soli maschi.
Ultimo tango a Parigi?

Due scopavano dentro stanze
spoglie, piene di finestre. Sul pavimento. Poi
basta, nemmeno si salutavano.

Nudi e poi vestiti.
Lui glielo metteva nel sedere.
Forse in qualche aula vuota
dell’università?

Ma va bene anche sparire
sotto le lenzuola. Luce del buio,
Umanoidi. Tasto, corona di vibrazione.

Non ha fine quello che non ha inizio
L’Arca di Noè piegava a sinistra.
Sono dentro.

Marina.

Tutto sta andando a puttane
eppure qui sulla corazzata stiamo facendo festa.

Ho detto alle ragazze di versarvi da bere.

Sorrido malinconica luna. Ruggine
senza amarena e ci vorrebbero le ballerine.

Sull’acqua siede un pellicano.

Mia madre da ragazza, così com’è
adesso che non c’è più.

Nel sogno vedevo il mondo pieno
di corazzate.

Serenade.

Qualcuno vede se stesso
guardare se stesso mentre vede se stesso
che guarda se stesso che guarda.
Il coro dei Sì, in piena luce svolta dietro la casa.
Davanti non resta nulla. Dietro non si fa in tempo
la porta è già chiusa.

La signora si osservò in molti specchi,
poi dissolse nel cielo le sue traiettorie. – Sono colline,
si vede bene la zona di pilotaggio. L’ultrasuono.
La nave è atterrata in pianura, ha preso le sembianze
di un campo di grano.

In mezzo ai tasti le rane innalzano melodie. Luna pallida.
Nel controluce nuvole ferme e, poco distante, in riva al lago
sale fumo dai tetti. I cespugli sono marroni.
Il sole al tramonto è chiara immagine di Dio con striature
che sembrano prelevate da deserti di sale.

Ora è cielo plumbeo. C’è foschia.
Un albero malato mette silenzio. 1 –  stabilire la distanza
dell’orizzonte, a quale altezza il punto di vista, la consistenza
delle pietre (Video: grande nave a forma di goccia).
Cadiamo come aghi di pino sull’acqua. Pare sangue.
Sembrano vene.

2 – Stando in piedi sondare la gravità. Prendere luce.
Il sentiero da percorrere è indicato da sponde invisibili.
Impossibile sbagliare. Materie senza cervello si godono il tempo.
Paesaggio di cose una davanti all’altra.
Su quelle lontane sta piovendo.

Ovunque c’è molta acqua.
3- In forma di note musicali, trascrivere fedelmente
la voce terrestre (senza abitanti). Togliere il cervello dall’involucro.
Le persone sembrano spaventate.
Cercano risorse per vivere. Sanno di avere scadenza.

Inganna la vista a colori che tutto cambia.
Perfino le stelle. Tra gli abitanti La vie en rose / Un fil di fumo.
L’uomo che saluta da lontano ha il viso più grande del cielo.
Dite a Jaguar che tarderò.

L’ora di tempo.

Comprende quel che si è fatto e non fatto
nel segmento che vogliamo considerare.
Ma è solo un’ ipotesi. Sappiamo tutti che il tempo
non esiste. E che l’hanno inventato i filosofi.

Dunque, non lasciamoci intimidire dalle bolle piene d’acqua
che volteggiano nello spazio qui e ora. Il tempo va immaginato.
Una partita di calcio. Il dramma di essere arrivati con tanto anticipo.
In anticamera, davanti alla Presidenza. O in questura.

– Trovato rifugio contemporaneamente al pianoterra di un edificio
in San Francisco-USA; a Parigi, sera, le 22: ubriaco sul marciapiede
in zona Chat noir. Un covo di barboni.

La struttura molecolare del tempo è sempre percepibile
dai corpi sensibili, afferrare l’estremità della maniglia premere con forza.
Il tempo aggiusta gli squilibri.  Non arriva come uppercut
piuttosto sembra un nota di violino. Profumi, incensi e fiori sul ballatoio.
Ecco, così è il tempo.