Nessuno.

di Lucio Mayoor Tosi

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Metti una casa sul filo.
In bocca l’intero villaggio.

Piano piano comincia a inghiottire
le casette, una a una.

Dimentico sempre la fine del racconto.

Quindi, penso, anch’io verrò dimenticato.
Dentro il presepe, in qualche tabaccheria.

Mentre la neve sale e scende se qualcuno
l’agita. Il tempo o l’allegria.

Vedi, vedi?  Conigli passano svelti
sotto la staccionata poi si mettono in posa,
allineati. Beata gioventù!

C’è anche una caverna, piena di sassi
e gocciolamenti; musiche rotte,
lasciate qui là.

Di qua, di là finché ci si ritrova in vetrina.
Tra scatole vuote di caramelle.

Così è nata la Luna, non lo sapevi?
Dal dimenticare. Adesso gira gira

e non si sente rumore: sono tutti morti.
Come l’asilo, domenica mattina.

In ascensore guasto.   

Quando eravamo serpenti,
i più bravi di noi riuscivano a mantenersi
eretti per giorni, anche settimane.

No, io allora ero un ficus. Contemplavo
l’astronomia. Quando ancora non era
scienza.

Ora il tempo disoccupato mi batte
sulla nuca e sento friggere le dita sulle punte.

E’ uno scherzo tra me. Può significare
che il fiume Po non teme le curve. Anzi

verso il mare accelera.
Accelera e basta.