Flowers.

di Lucio Mayoor Tosi

I.

La casa senza soffitto e senza pavimento è quella famosa del poeta.
Finte finestre libri comò. Sculture aggrovigliate. Nascite sofferenti
e morti lamentose. Parole verticali, vetri rotti. Così è. Ombrelli mosche.
E non mancano le tombe.

II.

Una stuoia unta di grasso animale. Sacrifici umani.
Qualcuno ci dorme: una luna, copia perfetta, di sbieco con di fianco
moltissimi fantasmi. Sempre, anche di mattina.

Chi va e chi torna e Nel sogno infinito. Semi-amori, figli e quattro ruote.
Bambino con in bocca la canna del fucile. Opera in tre versioni,
identiche una all’altra. Tra angeli e maiali.

III.

Rosa rosa ha aspettato tanto nell’aia, fin che ha potuto.
Poi s’è distratta. Le mille ragioni di quando si va via.
– Lasciami andare. E piove piove sui finestrini.

Ora è notte. Vitigno senza radici, sonno e lingua sottile.
La notte si sta abbeverando. Intorno c’è ancora chi sogna
gli atomi della montagna.

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