Billie.

di Lucio Mayoor Tosi

La vecchiaia:
altro pensiero molesto.

L’uomo si sta lasciando trasportare
in mare aperto. Indossa un cappello
di paglia con la banda alta e colorata.
Ti sta fissando negli occhi con sguardo invitante
e comincia a dimenarsi. Dovrai ballare!

Ma prima che il fuoco divampi è già notte.
Ora l’uomo col cappello di paglia
è in un locale di musica jazz all’aperto.
Poca gente.

Inutile fantasticare.
La voglia di lavorare vien sempre meno.
Finché non è più lavoro ma infinito:
Sul lungolago ho pianto.
Auschwitz fa ancora serrare le labbra.
Oggi ti trovo sconclusionata.
Qualcuno sta piangendo.

Il lungo finale è sentimentale
ma alla maniera di Quentin Tarantino.
Vorresti andartene e io ti seguo a fatica.
«Lascio questo saluto» disse lei.
Nella voce di Billie Holiday si sente l’estate.
L’aia di una grande fattoria.

Tutto finirà al ritmo disordinato
di un volteggio di lampi.

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