Satsang.

di Lucio Mayoor Tosi

imm

Tu ed io possiamo solo incontrarci come foglie ubriache di vento. Il resto è nevrosi. Solo goffe tentate parole per sembrare quel che ameremmo sembrare. Ma questo vale per te, io sono già vecchio a dismisura. Ognuno è in casa propria, dentro di sé. Non prendiamoci in giro. Buona risonanza, turbinio di chiacchiere.

Questa immensa notte ne ha per tutti. Anch’io come te so vedere il sole dentro un calamaio, penso e inciampo frequentemente, corro a perdifiato senza muovere un passo. Parlo a voce alta con morti, animali e piante, non c’è nulla di strano. Mi meraviglia che non lo facciano un po’ tutti.

E’ tutto normale, perché dovrei cercare di stupirti se nulla mi stupisce più? Qualcosa negli atomi ci induce a pensare, il pensiero stesso è portato da molecole. Pensieri diversi, in parole, colori oppure forme. Chi sa muovere solo la bocca dovrebbe almeno saper baciare.  Chi sei, chi sono? Cosa ti fa credere che esista un CHI e un COSA?

Tutto quel che dici è una menzogna. Una faticosissima menzogna. Solo di tanto in tanto nelle poesie, nell’abecedario di un verso trovo nudità. E quando  si tace. Siamo vento che attraversa lo sguardo. Carne indigeribile.

Non fare rumore quando esci. Le scarpe sono dove le hai riposte prima di entrare. Se non le han rubate.

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