Ballerine.

di Lucio Mayoor Tosi

ballerina
I.
Del pianista non si hanno notizie.
Vestiva sempre di nero, a volte una camicia bianca.
Aveva mani delicate.
Perso in panoramiche di colline francesi e sigle televisive.
Al villaggio, prima di arrivare a Bourges,
tra i mezzitoni del pomeriggio e Les Feuilles mortes.
Ma le sedie del bistrò sulla via erano deserte.
Alcuni paesani giocavano a bocce.
E io devo struccarmi.
II.
Non c’è gran differenza tra camminare e danzare.
L’autotrasporto conduce al bosco dove scure ballerine
si lasciano suonare da flauti di Pan.  Eppure
è musica romantica, quasi gardenia. L’umido sesso
fiorito in notturni abbandoni. Mai musica dentro
mi fece sentire così. Come sul palcoscenico una vedova
alle proprie nozze. Quel che si perde sempre ritorna.
Reggendo una tazza di tè al gelsomino.
III.
Senza più musica sul vimini della chaise long.
– Il nuovo repertorio sa di frutta, amarene glassate
e sangue di gente fucilata. Senza rappresentazione
mi toccherà morire per davvero. Con questa foglia
di mentuccia dentro la tasca.
Presto il cielo azzurro farà da sfondo. Inizieranno
le parole il loro tour, di fianco a diapositive sorridenti.
Sul mare tranquillo vola bianca una breve storia.
Ora provo i cento modi per uscire di casa.
Senza le scarpe.

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