A pesca sull’Himalaya.

di Lucio Mayoor Tosi

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Un IO grande e grosso, con il capo chino.
Scansando le ombre si gode il liquido denso dell’aria che respira.
Entra nel buio della cucina spenta, s’accorge di quanto effimera sia la sua presenza, esce e ci ritorna.
– Eppure son giorni che gli oggetti si stan preparando per fuggire con me. Si sono moltiplicati e adesso li ho tutti attorno, riuniti. Che vorrà dire?
Scrive In un catalogo di stelle e A pesca sull’Himalaya.
S’accorge di una matita pericolante che nella fretta dei preparativi potrebbe restarci secca. Il futuro in una notte.
Dove non si vedono stelle, riflessa nei vetri compare la sagoma scura del terrestre – tutto testa e braccia – intento come sempre a costruirsi l’alveare.
Inarrestabile, infaticabile e spesso sorprendente, finché desto e sobrio nessuno lo può salvare. Tranne Dio.
– Sto cercando di rendere ospitale la mia sepoltura. Il suicidio d’arte resta tra i meno comuni.  Ho messo candele spente in ogni dove, in modo da non potermi svegliare.

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