Colori.

di Lucio Mayoor Tosi

Dalla stampa giapponese si alza un volo di pettirossi.
Ora stan li, affacciati alla finestra. Consolati dalla luna.
Il respiro di un bambino addormentato. Ogni tanto un verso
si lascia cadere nel vuoto. Un prolungato lamento, un grido.
A piedi nudi sulla plastica di un tappeto grigio trasparente.
Da sotto il tappeto si osserva l’andirivieni di una coppia. Devono aver litigato.
Ora il riflesso di due finestre. Il tempo di una lunga attesa.
Se non accade nulla il quadro si spegnerà entro quarantotto ore.
E così la coppia, chissà dove sono adesso. La casa sembra deserta.
Giornata di pioggia vista dai vetri sporchi di un fanale.
Sul tapis roulant  gustando un gelato in controluce.
– Senza quegli orrendi cimiteri si morirebbe con maggior discrezione.
Il corpo giaceva in una pozzanghera. Era tutto finito.
– Puoi scegliere quali immagini mettere dentro lo specchio.
Disegni rupestri su antichi monitor. Il cuore pulsante e tratteggiato
di una macchina, simile a quello di un cane che abbia corso
al rallentatore. Sul pavimento di plastica si riflette capovolta
l’immagine di un uomo col cappello militare. Sta salutando.
Stelle alpine e stalattiti. Sembra di guardare dalle fessure di un armadio chiuso.
Il camion parcheggiato. Il volto addormentato di due persone
anziane.
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