L’Imperatore.

di Lucio Mayoor Tosi

gatti

Una comunità di nani, detti nanetti
nel bosco dove è sempre giorno.
Uno di loro, attraversando la piccola radura,
mi viene incontro. S’apre la giacca, mostra
l’arsenale pieno di carte colorate: scegli.
Quelle a righe argento e oro…
L’occhio del vecchio divenire è alla finestra.
Nanetto chiude la sua scatola di latta.
L’aria s’accomoda le vesti color latte. Tutt’intorno,
ma come dietro una balaustra, è bufera.
Passi sulla ghiaia. Tuona, l’Imperatore tossisce.
Un’astronave veloce tesse la ragnatela del tempo.
Tutti guardano in alto tranne i gatti. La tastiera
in punta di dita affila il nodoso pensiero di molte
persone, tra cui il medico, la sua bella segretaria,
la gente nei palazzi dell’inps, i palazzi stessi;
le case dove nessuno vorrà tornare, le teste
sbattute contro i muri. Le carognate.
Quello non sa che sta per ammazzare
il primo nella sua lista dei funerali.
Scende dal cielo l’esatta economia, posa il piede
sui sassi del campetto sportivo e rimbalza:
Londra, New York, Tokyo. A volte son carte di spade
capelli ben pettinati. Dove capita è una rovina.
Mi vedo nello schermo di una finestra solitaria
in cima alla torre. Appeso, coi denti sulla cartolina
d’invito alla presentazione di “Amorose rime”
datato ieri, 16 febbraio 2940.

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