Mangia qualcosa, Josef.

di Lucio Mayoor Tosi

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Il piatto si riempie di acqua e cenere.
La tartaruga cammina cammina finché
s’ingroppa la forchetta. Il tavolo si riempie
di formiche, c’è del sangue rappreso
di cane impazzito. Preghiamo:
Fai che finisca presto. E portaci il sapone.
Amen.
Sul ripiano del frigorifero
le mani annerite di Joseph Hassid, il violinista
che suonava a memoria: il futuro in Site of Burr Hole.
Comprese le scarpe e i denti.
Non sapere se siamo ancora qui, muti tra le scansie
di un drugstore, oppure fantasmi.
Nel giardino dei Dobermann tengono sempre
le luci accese.

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