Anand.*

di Lucio Mayoor Tosi

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A volte fate domande che sembrano
guance disposte a ricevere baci.
Lo specchio parlante risponde:
– Anand, in alcune comunità religiose
di voi  si dice che non ragioniate con il cuore,
che andate in estasi.
Se foste nel cuore vedreste bene  la spirale di luce
che arriva di là dallo specchio
e il raggio che vi trafigge.
Ma quel raggio a voi non vi trova.
All’amore ci andate volando, ne cogliete un po’
e subito lo portate via: all’ombra
dove ogni luce va in frantumi.
L’amore allo stato puro, respirando
vi è insostenibile.

 

*  Presso la religione induista, Ananda è un termine sanscrito che letteralmente significa “beatitudine”; esso indica un tipo di beatitudine spirituale e trascendente, non paragonabile alle gioie transitorie del mondo fenomenico. 
Spesso ci si riferisce ad Ananda come a quello stato di profonda, imperturbabile “gioia beata” che si raggiunge negli stadi più elevati della meditazione (Dhyana), gioia che scaturisce dal Samadhi (fusione del meditante con l’oggetto meditato).
( da Wikipedia)

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