Buddha non c’è.

di Lucio Mayoor Tosi

Poeta pura tastiera.
Praticamente senza mani.
Abitante di fogli bianchi
pieni di ragnatele.
Disseminati per catturare vento.
Farlo invecchiare.
In attesa del Buddha.

Musica registrata,
parole che non occupano spazio.
Oggetti come bambini al riformatorio;
chi un po’ celeste, chi finge di sostenere
l’indirizzo di un pontile per naviganti
pieni di immaginazione.
Qui. Si chiama Qui.

Mentre Ora risuona sui muri
della Cattedrale.
– Collane di sere in carillon –
metafore per bambini vestiti a festa,
Anatroccoli del Quarto stato. Nessuno in fila.
Ben pettinati.

Buddha fende l’aria con lo sguardo
di chi non c’è. Si può descrivere solo
tracciando col dito il profilo
di tutte le cose in cerchio.
Chiara presenza.
Fiori senza radici nati qui, dietro
un paio di occhiali da vista.
Senza respiro. Pensieri orfani.
Sotto il cappello.

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