Tonno in scatola.

di Lucio Mayoor Tosi

bandiera-europea

Scelgo per il futuro una scatoletta di ferro
dalla forma di bara, con una finestrella, un oblò
dove si capisce che dentro è stata imbrigliata
la morte. Una scatoletta chiaramente elettronica
capace di produrre molteplici effetti; come
il silenzioso apri-chiudi con giunture gommate,
diverse suonerie di carillon e all’occorrenza
il movimentato sound di “Che morte non ci separi”
versione gospel ( nel caso non si sentisse).
E tuttavia un futuro c’è. In riserva di giorni
ma c’è. Ho tempo per bluffare una coppia d’assi
e cercarmi qualcuno con cui giocare.
Chiederò alle persone: io coppia d’assi e lei?
Doppia di sei e sette! Al che, dal momento
che sono solito giocarmi tutto, se aprissi la scatoletta
non avrei alcun debito da pagare a chicchessia.
Me ne starei seduto da qualche parte nell’universo
coi capelli resi bianchi dallo spavento di essere
venuto al mondo. Tutto per aver ceduto a quei due
la parte sinistra del mio cuore – per sempre –
sul tappeto volante del loro romanzo; una sera
d’agosto, quando ancora la terra mi sembrava
un brulicare di atomi, il mare un piatto di delfini
argentati e pensavo la terra abitata principalmente
da allegre famigliole di topi. Il paradiso.

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