Shampoo.

di Lucio Mayoor Tosi

Non tema: le parole sono calchi.
Le faccio l’impronta. Non dica niente. Non pensi.
E comunque non avrebbe importanza.
Non ho schiere di poeti che lavorino per me.
Deve adattarsi.
E, mi scusi, per quel che ha nel cervello:
se vuole ne faremo – sì, ci penso da tempo –
una fontana all’ultimo zampillo. Aria!
Ma per tutta la sua famiglia:
i ragazzi tornano da scuola e non c’è da mangiare;
voi, lei e sua moglie, siete usciti; qualcuno
o qualcosa vi ha lanciati nel buco nero di una galassia.
Insomma, non siete mai esistiti. Non si sa
come siate nati, se dal fango o dal suono di un’ocarina.
Nel lontano 1950.

Corpo e vestiti di disperazione
avvolti nella resina di un’intera pineta.
Resina che non potrà togliersi dalle dita
– dita 1970, 2000, 2020:
mani  nel sesso di donna, uomini o quel che le pare.
Bosco di nomi, alberi di silicone. E’ quel che fan tutti:
tanti sorrisi, silicone e gne-gnè.
Io? Guardi che a me piace farlo nel letto.
Mi sono anche innamorato, una volta.
Strana luce…
Ho una crema, tenga. S’impiastricci le faccia.
Poi mi dirà se non sia la morte
a dover temere la vita.

(da rivedere)
20 set

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