Formalità.

di Lucio Mayoor Tosi

La rima sa di pioggia e tarantella.
I Simbolisti erano tutta carta, fuoco e fiabe.
Le poesie di Pound ed Eliot, le poesie degli imagisti,
sapevano di rotativa. Ingranaggi e stantuffi,
erano macchinari. Il nostro Montale si fece
telescrivente. Lo sperimentalismo italiano
non arrivò a mettersi le scarpe strette degli sms.

Oggi le strade sono piene di segnaletiche.
Walk, don’t walk. Passi, punteggiature e prenotazioni
rendono visibile l’assente, il delirio che da sempre
trasforma la ragione. Anche se non andrebbe detto,
per via del selfie, ogni sguardo è metafora.
Nella scrittura a scacchi saremmo tutti regine e re.
– E chi s’è visto, s’è visto – direbbe il mio gatto
che è un animale crudele.

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