Boom Shankar.

di Lucio Mayoor Tosi

Il grammofono in testa
governa la tigre di un istante fuggito
dal rimorchio di un tetto estivo tutto colore.
Beandosi in frasi di circostanza
la cupola ragionante di Dio
dice a tutti quel che mi rimane in tasca.
Il mondo compatto
simile a una sfera di piombo riluce
dentro le tasche di me che sarei
nobildonna. Chiederò in prestito
una bicicletta.  A un uomo per bene
è concesso d’essere Antoinette; lontano
mille miglia dal rapporto sensuale
con qualsiasi pesca di stagione;
anche la più bella e buona
se non sa di morire. A stento m’arrischio
sul dare e avere di un animale
da giardino; figuriamoci un matrimonio
tra soprammobili.
Sfere di carbonio, acciaio e padellami.
L’universo
esce di sera, dà una leccata
alle sue divinità, poi s’acceca nel giorno pieno
d’oblio.
L’effetto è strabiliante.

pep

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