Piccadilly.

di Lucio Mayoor Tosi

L’indirizzo è scritto. Occhi occhi.

Sfreghiamoci le mani sulla camicia.

Tace il gufo, le stelle se ne sono uscite

nessuno alla porta.

Sulle gambe nude è ferita la sirena

del pieno giorno.

Tra biciclette e pannocchie

ai tavolini sguardi titubanti, forme piene

d’amore turchese.

Tutti a raccolta di parole.

Nessun pieno di sé.

Qualche leone del circo.

Tempeste poco accigliate.

Ovattati, impertinenti

tonfi di castagne lanciate contro la parete

del nulla.

Anche un piccolo cielo.

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