Pittura, poesia.

di Lucio Mayoor Tosi

Poesia non viene dall’intelligenza, nasce dal nulla
dall’idiozia. Dal nulla. Dagli idioti. Dipingere almeno è avere
a che fare con errori dovuti al sonno. Solo quelli.

Sbuffo: viene il giardino alla sera della mia finestra.
Non dirò che è blu. Dirò della neve e del giardino giapponese;
di Kill Bill seduto appoggiato a un quadro astratto tra i più cupi.
In un minuscolo cortile al centro della Terra.

Pittura non sa parlare, si direbbe ferma ai tempi del cinema muto.
Ma non è autismo.: perché non parli o perché non taci.

«Serve un fronzolo di sigaretta» lo dissi in un altro giardino
nel mezzo dello stagno, tenendomi in equilibrio sulle pietre.
“La verità mi è distante un metro.”
Immagini parcheggiate alla finestra. Veicoli per viaggi nel tempo.
Il cane abbaia ad ogni mio ricordo. Tegole della povertà
escono dalle case in processione. Metti il cellophane che piove!
Un’onda di ricordi. Voci nei tubetti.
«Siete pregati di non mettere in disordine quando esco.»

 

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