Kinetic.

di Lucio Mayoor Tosi

Un profondo respiro scolora il cielo del bosco
non senza la fiammata del tramonto che incendia
e fa brillare lontane emozioni di vite su cadaveri
di città appena riconoscibili dai piani di vetro
di palazzi moderni per l’epoca breve che agitata
sogna se stessa alle radici bagnate dal fiume oleoso
dei suoi umori femminili– sofferenze
di continui germogli e cadute rovinose come atomi
del tempo sempre a rischio di collisione.
Bandiere appese tremolanti stracci che furono
d’alberi schierati. Panchine e cannoni ancora lì.
Sangue di sole al tramonto e buio abissale.
Monumenti spettrali si voltano lentamente
rigidi pensieri del secolo che si addormenta
solenne, al collo catene di ponti oro brunito.
Ma intanto è nero su nero che scende inesorabile
sul muro del passato. Parole sedute in platea
aspettano il titolo che verrà alla fine di questo
diluvio:
Alba che corri piano metti una lampada in cielo.
Fammi ritrovare il corridoio delle valli, i bianchi cavalli
delle onde, il suono pianoforte del nostro risveglio.

Di parole come queste ne ho tante che sembrano
mosche sul piatto del giradischi. Brusca colazione
per il videosanto del giorno.

24 luglio – prima stesura

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