Belle Époque.

di Lucio Mayoor Tosi

Quando lei si agganciò la gamba scura e velata
e l’amica senza addome teneva i seni sulle ginocchia.

Due colonne coppe di champagne poste sul parapetto
dell’edificio di Escher: ubriache.

In riva al fiume, come foglie di ninfea interi bordelli
di gambe velate, nere e piccole come formiche

Anelli rubati alle tende non si sa dove « A Vienna».
Collane d’Himalaya si spostano con le nuvole.

Orecchi come lune in viale di foglie arabescate.
Sul punto di scappare, due per due bocche.

«Ingres dipinse solo ombelichi» disse l’amica
uscendo da una nuvola di fumo.

Cose toccate col nylon. Finestre e sussulti nel buio
della vagina. Impertinenti labbra socchiuse e rilassate.

Una carpa giapponese.

 

 

 

 

 

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