P.

di Lucio Mayoor Tosi

Olga si accorge di me. Si vede che sto morendo.

Il benessere cammina sui propri passi.

Senza intelligenza si ragiona meglio. Potrei dire qualcosa sul fatto
che esci scollata e altre scemenze come:  la luna al borgo antico inganna
il capezzolo – si diverte con poco: due bastoncini e fa un’autostrada.

Non sono intelligente: sono illuminato. Sì, come l’astro in terra.
Poche domande ma tante rivelazioni.

Strette di mano e pacche sulla testa: il raglio di un cammello, il cinguettio
della mucca e l’andare a piedi di un quadrupede. Dio non può fare affidamento
sul mio inconscio.

Oltre la scoperta del rame non ci resta che l’orgoglio per averla fatta.
Poi mi spieghi la differenziata.

In chiave umoristica: si presentò all’appuntamento
con due grissini in mano. Ecco: le immagini si fanno brevi.

La sincerità ha un sorriso smagliante. Il rebus
un-fenicottero-(con) una sola zampa-si mangia l’oliva.

Clown!

Bersaglio da circo per signore in grado finalmente di capire, senza valutare.

(Quest’uomo era mio padre? Cosa dovrei fare per vincere l’incertezza?)

L’assenza di quella… puttana di intelligenza mi costringe a indossare
occhiali sa sole:  entra nella testa il caos, come fosse a casa sua! Pensieri
come “l’universo è una fabbrica di illusioni scientificamente comprovabili”
hanno lo stesso valore del silenzio di una piazza; coltello che cade o chicco
di melograno in bocca.

Oppure amore da trattare coi guanti.

Siamo fratelli diversi.

Il viaggio del portacenere (tra sala e cucina) finisce all’orto della sagrestia, amore mio. Ma benvenuta, ti dedico una poesia rotonda come il pane; nutro la speranza di poterti rivedere, un giorno, sulla postazione di Äncorad. Blu antracite. Come il fermaglio del cane-spaziale, pronipote del primo che andò nello spazio.
Il cane triste che vedemmo in Puglia, uscendo di casa.

Il motorino con gli occhi da gatto.

Manto dell’odalisca: per meglio mostrare il sedere di una prugna?

Ti aspetto.

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