%

di Lucio Mayoor Tosi

a Paolo Uccello

a-b: inizio e fine del primo verso – bianco su fondo sfocato.

I versi successivi terranno conto del margine-ideale (verticale, a destra).
Le cifre in percentuale diranno la verità: l’abito è leggero;
le tasche sono vuote, solo un promemoria: un angolo della stanza
e il numero di telefono (…) = 2%

Solido rettangolare in lattice trasparente: volume del concetto
in rimandi fermati da preziosi accapo, stemperati approssimativamente
sulla profondità (linee di fuga leggermente ascendenti, bloccate
da punti – terminali provvisori). A sinistra, lungo la direttrice (blu)
numerosi gate-departure.

Prima dell’inizio il nulla di un’altra scatola: piovoso o soleggiato
passato; come oltre il vetri di tante finestre dell’università che
danno sul giardino botanico –  parco d’ospedale o cimitero;
per qualcuno sospirando il mare, oppure volumi d’altre poesie
e filosofia: linee arricciate.

Circoscritta e relegata nel tutto-quadro, la poesia si va edificando:
l’alto rivolto al basso, il basso verso l’alto. Finché ancora visibili
e finché dura il canto degli uccelli (in questa stagione di cespugli
e fiori: rose, azalee…).

Una volta terminato il giorno (bianco) lo si terrà
sul palmo di una notte velina; poi nel pugno: mano in tasca
l’altra per stringere altre mani e salutare.

Da qui all’orizzonte ( linea di numerose automobili) nessuno
compresi la propria ombra e il rumore dei passi. Un bordo
trasversale.

Come a Natale, premendo l’interruttore s’accende
in sala comandi il prospetto di una volpe o una nidiata di topolini
ciechi, così, per errore di sintonia, l’abbaglio di un’esplosione
di luce avverte. E tutto sparisce.

Quel che era è, oppure sarà: tracciato curvo, segmento
d’uovo o cilindro. Nessuna spirale? Nessuna. Solo pensieri
che ardono: scalo e aerei che arrivano e s’allontanano.
Fotoni, ultra prospettive. Salamandre incenerite. Ore 13:30.
35: touch e vibrazioni armoniche.

(Sabato, 28 maggio. Prima stesura)

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