Rientrando.

di Lucio Mayoor Tosi

Sul finire riprendi il fiore che t’eri portato, il cuore della tigre coi legamenti e il ringhio, una fiammella instabile nel suo alone rossastro. Ti abbottoni e cammini sopportando il gelo di un pomeriggio scomodo – venuto dal campo base ai piedi dell’Himalaya. Occhiali e provviste per giungere ai cortili di città – inizio di primavera, domenica pomeriggio.

D’improvviso ci si sente piccoli in un corpo spropositato; come trasportati con lo sguardo rivolto al cielo, lassù dove vanno a finire le nebbie – la terra sembrava un precipizio e mio padre superman in volo su pianure sconfinate. Almeno finché gli guardavo il collo – Ma il tempo passa in frotta d’immagini. Le loro ali sul viso rese morbide dalla malinconia.

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