Il buio che si frigge.

di Lucio Mayoor Tosi

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A colazione, il traffico delle mimose. Un rettilario
di insegne. Dio è fame.

Tra i cadaveri ammassati della penultima guerra
il volto bucato guarda la neve (oh, è stato
tanto tempo fa).

Ora, nel film di un pomeriggio metropolitano
senza nuvole, nemmeno l’ombra lassù proiettata
del corvo che saltella accanto.

“Buongiorno, ci siamo dimenticati da ieri.
Perdona se quasi non capisco la vita a colori.
Sai quanto preferirei esserti morto”.

L’anima che non viene dal cielo, spellata
e divorata da numerose morti, è qui fresca
come l’aria uscendo da un santuario.

Dentro le mani e nelle narici.

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