Eco.

di Lucio Mayoor Tosi

A Giorgina Busca Gernetti

AAA IMMA ........png

Nel buio, un poeta senza braccia guarda la carta
lontana. Vede la poesia come fosse già scritta.
Le sorride. La stanza è azzurra. Azzurra e sospesa
come lucciola.

Il corpo del dolore è una nota senza lamento.
E’ quel che è successo, non ha senso parlarne.
E’ qui. Non lo vedi anche tu, lettore, sei cieco?
E non è bello anche il dolore? E’ mai stato con te
mentre guardavi la luna?

Non ti senti anche tu in una culla? Non t’accorgi
di volare? Fa’ come lei: c’è nell’aria un vorticare
di luce che si sposta lentamente al passaggio
del dolore, come musica. Come quando passa
nessuno, solo un lunghissimo istante.

Si chiama Eco. Nata duemila anni fa, dal grido
di una madre. Da una tragedia, al tempo in cui
nascere era per volere divino. Le bambine
si pettinavano all’ombra dell’acropoli, i maschi
recitavano per loro. Alcuni erano Achille, altri
il suo cavallo.

Eco s’invera ogni giorno, tra le pietre dell’Eden.
Condannata a sostare nel mondo di cera
che va consumandosi al giorno. Disegna parole
ordinate. Ogni tanto sussurra nel vento
un grido.

Annunci