Matrimonio

di Lucio Mayoor Tosi

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Tu non lo vuoi un animale domestico. E nemmeno una sposa.
Oh, sarebbe bello invece: per tre giorni, un mese, due anni…

Sono la donna Uno, lei direbbe. E tu chi sei?
Scuoteresti il capo tra quel che sei, senza dire una parola.

C’è un triangolo tra lei e me. Qualcosa si sta muovendo tra le sue cosce.
Se è questo il nostro matrimonio, allora è senz’altro una trappola.

Tua madre è morta, Maylor, ma puoi sempre recuperare il prototipo.

Ho perso la visuale.

Però la cucina era in ordine. Ci penserei io. Sono a casa, direi.
Volevo ringraziarti. No, ti prego.

Ora cerca di dormire. La notte soffia nel grande tubo di gomma.
Un suono nero ma dolce, di terra.

Al mattino, servizio on line: sono io che ti chiamo dall’ingannatore elettronico.
Allora, come sto?

No, no no no no no.
No!

Vado nella camera adiacente. Ultima posizione.
Dieci 33, richiedo rinforzi immediati.

Papà…

Dobbiamo portarlo via da qui.
Non preoccuparti, non intendo morire.

Infatti papà è qui. Che succede? dice.
Come non lo sapesse.

Io scarabocchio.

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