Canzone.

di Lucio Mayoor Tosi

kazuyo sejima in gifu
E poi e poi, Uno si sente solo. Uno solo. Orizzonte negativo, nero su bianco, come ombra.
Uno crede di averlo raffigurato, di Avere dipinto tutti i confini, di aver mostrato l’anima Che sta sotto gli ombrelli
che si nasconde nei letti, dietro OGNI sguardo, come sapesse tutto della verità  e dell’armonia che Dagli alberi
si espande al cielo, e di sera alle stelle, e oltre le stelle al tempo che in soffitta mantiene vive le storie, tutte,
anche Quelle degli albicocchi, delle lumache e dei Sovrani che si Sono alternati nelle stanze dei loro palazzi
coscienti dell’Eternità Che gli spetta, esattamente come l’eternità di OGNI operaio, di OGNI spazzino, di OGNI donna
che abbia amato almeno una volta nel Sottotetto; come Fosse Natale tutto l’anno, parlando coi fiocchi di neve
e coi petali dei Gerani, a primavera, che ci sia un bimbo oppure no; soltanto percorsi nel corridoio, andate e ritorni
sui passi brevi dei calzini, delicatamente, come quando non C’era nessuno, o erano morti tutti, o se n’erano andati
dopo la guerra, dopo i Fallimenti, dopo Aver Lavorato Tutta la vita, dopo Aver fumato sigarette sul ballatoio
senza Abbastanza pensieri, abbastanza per l’amore che abbottona i Vestiti,
che nudo s’avvolge alle ore del pomeriggio, per felicità. Come si fa?
Si fa, si fa.
Le parole si trovano. E van bene tutte.

Annunci