L’amico di Batman.

di Lucio Mayoor Tosi

Foto del 12-06-15 alle 18.28 #2

Conversavo con me stesso in Photo booth, a due passi dalla legnaia, un metro dalla bicicletta parcheggiata nello studio. Luce generosissima entrava dalla porta a vetri, dalla finestra, e perfino dalla cucina, in fondo al falso corridoio dove sono appesi i miei lavori recenti, più uno a cui tengo particolarmente: il ritratto vivo del mio maestro scomparso ormai da venticinque anni.

Per l’occasione mi ero procurato un vecchio paio di occhiali terapeutici, neri e cosparsi di microfori, ch’erano in voga qualche anno fa ma ancora validissimi per riposare la vista: montatura in bella resina gialla, con quell’inclinazione al centro che ti conferisce un’aria da idiota, di qualcuno che ne ha combinate troppe nella vita. Nonché una parvenza di ostentata virilità, a bassissimo costo. Per me, un partner perfetto con cui conversare, uno che la tristezza la sa prendere a calci.

Ci guardammo a lungo. L’idiota sosteneva lo sguardo con naturalezza, senza battere ciglio, in ascolto assoluto. Finalmente si decise, sospirò, e parlandomi amichevolmente da photo booth mi disse:
“Sono l’amico di Batman”.

Queste cose possono accadere solo sprofondando nella prosa, nella fiction, quando, per evitare sentimenti, non basta darsi al vizio del fumo ma è necessario costruire il personaggio fin nei minimi dettagli. Oltre agli occhiali di cui sopra, una polo grigia a righe bianche, larga sulle spalle, da persona più che adulta. L’insieme fa scaturire parole d’epoca:

“Marsala all’uovo! Ne prendevo spesso a Venezia con Valery. Non il poeta, la cantante! Sempre al mattino, ma poco, naturalmente.

Quando mi tolsi gli occhiali fui subito in veranda, al di sotto dei sopraccigli. Poesia ringhiò il suo dolore, aria e luce scomparvero dalla vista.
E fu come musica.

Annunci