Dialogo con l’amico Giordano appena scomparso.

di Lucio Mayoor Tosi

Morto per eccesso di bevute che non gli sono state perdonate. D’altronde se l’è meritato, lo sa benissimo. Aveva in animo di essere anche molto crudele, assai diverso dal generosissimo, da quello capace di creare allegria, e perfino di intimidirsi per amore. Uno da non lasciar morire, avreste detto.

Lo deve aver pensato anche lui, fino all’ultimo. Lasciatemi morire non lo ha detto sicuramente. Non era religioso, forse Gesù gli stava anche un po’ sulle balle.

Mi sto dedicando all’esplorazione, al panorama della poesia senza metafore. Quindi mi sto muovendo al grado zero, quello da cui saran passati molti altri prima di me. Qui la poesia andrebbe cercata in fondo al pozzo: d’improvviso si svolta a sinistra e avviene lo sconfinamento. Devo dire che quelli della prosa vivono in ambienti luminosi e ben riscaldati. In poesia non è che si faccia la fame, solo c’è un tal silenzio che senti sbuffare anche le pagine.

Ho quindi scritto in prosa: di un serpente col berretto, di un vero surrealista costi quel che costi; l’alluce del ramo che volge a mezzogiorno; la quinta colonna partendo da sinistra che va a perdersi in un bicchier d’acqua. Incredibile.

Ho detto d’acqua!

Il cavaliere della morte di Giordano Consonni (Giò Pennello)

Il cavaliere della morte
di Giordano Consonni (Giò Pennello)

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