A capofitto.

di Lucio Mayoor Tosi

Mentre lei gettava l’acqua della catinella fuor dal recinto, lui pensò alla vita che si svolgeva tranquillamente. E questo rubò volgendo lo sguardo per rincasare. In fondo al corridoio colpiva l’arancio della porta del casinò. Attraversandolo si accorse di tutte le fitte al cuore. Poi si mise a scrivere una poesia.

NB. Una poesia fuor di metafore. Non sempre mi va di scriverne. Sembra voler continuare ma preferisco mantenere l’equilibrio restando sul filo; questo perché vorrei provare anche un po’ di brivido nello scrivere. Una specie di disubbidienza, come quando smetti di seguire i tuoi genitori e ti perdi a rimirar le anatre. Ciò non toglie che potrebbe essere una brutta poesia, oppure che non dica molto. Il che è assai probabile.

Finché un vecchio rompiballe gli entrò nella pelle tenendolo a bada con qualche sigaretta ogni tanto. Il maestro si fece buio, e cominciò a suonare.

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