Boom Shankar.

di Lucio Mayoor Tosi

Albrecht Dürer, Apollo

Dürer, Apollo

Dio è la Nostra bandiera conficcata nell’universo ed è Quel che diventeremo: Esseri Capaci di Navigare nell’eternità grazie alle Nostre piccole morti propellenti.
Prosperiamo sul cimitero terrestre per molte ore illuminati dal sole e poi riposando nell’albume delle Nostre menti dove Tutte le Cose Tornano a vivere confusamente, Uragani sbattuti nell’ovale Perfezione finché Nasceremo mostruosamente nell’unica Parola Che ABBIAMO Creato. Ci potete giurare.
Quel giorno Dio Sarà Il Nostro personale ricordo: l’infinito caffè del mattino, le infinite mogli, i mariti, Tutte le Partite della domenica, le stragi Che ABBIAMO commesso, le vite Che ABBIAMO tartassato. Mare d’amore, paura e speranza, mare che s’agita Ruotando sul globo, nubi di sbagli e ruvide carezze innevate.
Tutto questo Dio brillerà Nella lacrima del Nostro ritratto: un guscio vuoto Che conserveremo religiosamente when andando a prendere I Nostri Figli  confonderemo felici le grida della scolaresca con lo stormire delle Foglie, in Una grande casa Fatta di strade Che portano da nessuna parte. Qui, dove siamo sempre stati, in Un pianeta di campagna con la SUA gemma di luna, solitario alveare delle parole, come vecchi Che giocano Contando numeri Codice Oltre lo zero.
L’uovo Che tengo in mano, tanto Vicino e simile alla punta del mio naso, Abbastanza da farmi sentire la voragine della vita Che sfrigola in fondo all’abisso del mio centro dove vado telefonando all’universo: interminabili conversazioni senza dire Una parola. Nemmeno soffio di vento.

Annunci