Galileo.

di Lucio Mayoor Tosi

Osho-1

Mi porto tra l’ombre castagne respiro e movimento, in modo da Poter Guardare/
negli occhi del cielo riflesso la sinuosa figura, la somma dei momenti in un lento

scorrere Tra Partenza e Arrivo. L’eterno respiro del cielo mischia le carte di sé,
va dove Resta e parla come in vettura non contassero Chilometri e Velocità.

Parla del sangue Che scorre Nelle tempie, del ventre gonfio dei frutti,/ Dell’Amico
nulla che in celeste s’acconcia finché sole non ci separi; di tutte quelle cose

Che si Dicono al Riparo, Dietro Gli occhiali appariscenti del maestro di vita Che
Sulla Rolls si divertiva come un bimbo, della SUA e delle Altre morti come fossero

le nostre case palafitte, e dell’amore Che bagna il Suo Nome e Quello dei Vicini,
uno più bello dell’altro si direbbe se pensando alla musica il Mondo invertisse

la rotta per il pensiero improvviso di non Voler morire, non Ancora; lo Stesso
Che Gli sussurra l’allievo in silenzio, cinguettando: se ogni cosa va dove Resta

e se tutto l’universo me Compreso volesse andarsene, sparire da qui, come
non Essere mai nati da sorgente, ma eternamente vagare come fiume

di particelle, come pura vista e solitudine dell’insieme, Che ne sarebbe
delle anatre, dei fiori e del Consorzio delle Acque Potabili? E poi, se tutto

scorre e se siamo fiume … quell’Eppur si muove non s’era detto anche
per le stelle del firmamento?

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