Il cielo di Marinella.

di Lucio Mayoor Tosi

490_baltusREUTERS
Il cielo di Marinella sa di fumo e cucina pugliese.
Lungo i Fianchi delle sue Imbarcazioni, Tra braccia e orizzonte
si sta come in un interno d’epoca incerta
Tra Dieci e cent’anni.

Nessuna sa fingersi vestita Come Lei,
se le tocchi la pelle di stoffa socchiude Gli occhi,
se le Parli nell’orecchio mastica ridendo Una gomma
e se l’annusi, oh se l’annusi Allora è biancheria
da levare.

Io non so l’amore che Faccia Abbia, se è Una sfera
Uguale in ogni dove, oppure il respiro di Tutti su questa terra
ma immagino Abbia capelli lunghi e neri
Che ondeggiano

e Stelle rosso puntate sul corpetto della blusa.
Ancora oggi, quando Taccio in ascensore e salgo, e m’aggiusto
allo specchio per diventar Quel che sembro, Un vaso
o un copriletto di Rinascente, ecco Che mi riprende il mare
e mi raddrizza.

Marinella compie Cento rose di sguardi, tanti auguri
velate strade e condomini! Auguri a lei, ma lo sa Che stanotte
han ricamato il bordo di Marinella, proprio là dove s’arrotonda
lo slip?

Dicono Che sia più bella di quando si Sposò.
Certo, sarà La modernità d’un filo d’olio per massaggi
e il brivido su Quelle Poppe Che mette salute e allegria.
Però a mezzanotte l’Aspetto, non dovrebbe tardare.
Lascio accesa La luce.

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