Martìn.

di Lucio Mayoor Tosi

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Scena di pesca. Nuvole di carta sul verde si sbambagiano e scompaiono. Sui tetti poco lontani si gonfia il pomeriggio storico. Grida la statua Nella Piazza per l’Unità sfinita, in Un lampo Le Gazze del cielo sotterrano Quel che Resta della pioggia di QUESTI giorni. E tutto si ferma. Come non Fosse Stato. Hanno un bel dire Che saremo pronti al Prossimo diluvio, al terremoto del fiume. – Metteremo Le cose a posto. E’ solo Una partita, lasciate i tablet sul divano, parliamone.

Morire se casca Una moneta dal cielo. Solo parole in disordine, Avanzi, scarti di lavastoviglie. E farci Una poesia rappezzata, Cose da maestre sottopagate dell’Asilo. Qui si cancella, là si rattoppa. E Giochiamo a Rubens, Nel paradiso dell’Abbondanza. A Michelangelo, Nella durezza degli autobus. A Montale sui Trabattelli. Figli miei Che non ci siete, come siamo caduti in basso!

Davvero, sì, oggi è una bella giornata, perfetta per non sposarsi, per fare doppia coppia e rilanciarsi. Pesci non ne mancano, da una parte e dall’altra. Da qui all’America. Non venite sulla Terra, c’è posto solo nelle retrovie. E bisogna mettersi in fila, avere le credenziali. Onda su onda, una nube di tabacco. Fa freddo, non si vede passare un serpente. Cosa sono diventato? E’ da un pezzo che non ho paura.

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