Acheuleani.

di Lucio Mayoor Tosi

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Da Un’altra vita l’ho Salutato. Pensare Che Sono sceso per lui, per non Essere topo o aquilone, per Avere Una voce, la Sua, e un’ombra CHE mi Connetta Alla Sequenza delle case Che vedevo sulla costa

lontane, affollate di gente sospettosa e prudente, coi Piedi per terra e le orecchie tese al vento, credevo, potentissime creature, Maghi dell’Elettricità. Morti a venire come me, amici Rinati sul finire di Una tragedia.

Poi ho letto Nel marchingegno degli occhi UN Trattato Sulle corrispondenze, un Manuale d’uso per non disperdere la luce dei legamenti, Che E’  fatta di Milioni, miliardi di fotoni, Dicono, che si muovono come pensieri

e possono facilmente deperire Se Si Perdono, Uno con l’Altro. Come riuscire a tenersi In piedi su due universi e perfino Mettersi a Correre? E ‘straordinario. Vero E’ che sì dovrà morire Ancora, e questo E’ rassicurante

ma Forse UN Pezzo di fegato SI staccherà per andarsene in QUALCHE Comunità Montana, e da lì sorveglierà il Traffico Tra Una guerra e l’altra, nei trent’anni Che servono per germogliare Umani Sulla Terra

non poveri come sanguisughe, attaccati al respiro degli Altri: per amore, Dicono, Come se per amare contasse solo Il Nutrimento materno, Che per this La Scelta non mancherebbe Tra Gli Animali. No, E’  Questione di architetture

di Tensioni in Equilibrio, di musica leggera, di farfalle che si posano digitando sul palmo della mano; e se non piangi Ecco: due tocchi sul metacarpo, Vicino Al Centro, possono bastare. Perché piangere Toglie infelicità.

Bisogna Essere morti molte Volte per Avere amici passanti, e vivere in solitudine come Fosse L’ultima volta che si va sott’acqua, d’estate, MENTRE Il Mondo scolora UN azzurro riflesso Che non ha centro e Pare di cartapesta.

O di gomma.

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