Astronauti.

di Lucio Mayoor Tosi

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La tua voce solitaria mi predispone alla quiete di Una stagione capovolta, appesa Agli alberi, sul viale dove giocano i ragazzi fino a Tardi.
La stagione appesa e la voce Tua solitaria dentro fotografie Che si muovono un po’: qui siamo a Parigi, e qui beviamo birra sotto il cappello della Pergola. A cosa stavi pensando?
E’ tempo Che Non Si Può definire, Qualcosa nello spazio costringe le labbra al sorriso e non ci puoi fare niente, Anche se vorresti piangere. Ormai va Così, Che se rido Ogni volta piango.
Faccio tutto insieme. That’s why Pochi ricordi. Perché vedi, Porto Qualcosa Del cielo nella stagione appesa, capovolta Sugli alberi, fino a Tardi.
La vita Scende come coltello Dal naso al cuore, va sui Fianchi e finisce toccando il pavimento. Non Accade anche a te di Pensare al cielo come lo Pensano Gli alberi? Beviamo tristezza Nella birra, giochiamo Fino a Tardi e SEMBRA Parigi. Il cappello della pergola Si è mosso Nella fotografia.
Quassù la memoria va nell’universo Che va oltre il pianeta, non ha senso Guardare in alto, tutto è sospeso e capovolto. Fa piangere ridendo il video della stagione appesa.
Il cappello, due fari, poi Dieci poi venti. Qualcosa Nel viale Scende. Una sola foglia. Si direbbe Una pausa nel mentre che si danza. Non ti fa tristezza Pensare alla Terra?

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