Postuma.

di Lucio Mayoor Tosi

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Il cielo delle nostre radici.
Lui è la terra, piange, sorride e s’annuvola. A mala pena respira, fa pochissimo rumore.

Lascia che il tempo scorra sull’autostrada.
Se la cava rimandando tutte le incombenze, paga puntualmente l’affitto e quel che serve per vivere, il resto non è importante, non lo riguarda.

Sulla pelle ho scritto tutto quel che avevo da dire.
Scrive quando il pensiero scende dai piani alti, quando incontra la terra.

Ha occhi taglienti, colorati di quel che vedono.
Non è mai stato di questo mondo.

L’insieme è solitudine.
Se ti guarda è per cercarti.

“Lettere a un compagno massacrato”, “Dell’uomo tremante”,  “Dopo il naufragio”, “Mattina d’immenso”,  “Soldati come foglie”, “Muro d’ombra”, “Negli occhi di una statua”, “Un rapido sospiro”, “Colline d’oro”, “Le braccia e altre rive”, “Ombra viola”, “Il cielo, continuo schianto”, “Disperde, difende, declina”, “Presentimenti”, “Nell’aria torbida sospesi”,  “La rara felicità”.

5 giugno 2014

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