Lavarsi la faccia al mattino.

di Lucio Mayoor Tosi

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Sulla terrazza delle circostanze UN lupo solitario legge quattro righe in versi. Prima di coricarsi tossisce alla tristezza, stempera un rigagnolo di parentesi quadre per l’indomani, Chiude Gli occhi e sta nel corridoio buio, Davanti all’uscio, povero e infreddolito.
La notte chiama sospirando i Suoi cerchi a raccolta: nel primo Un pensiero celeste conta i percorsi delle scarpe, il Secondo sta di profilo, Che gliene importa? Il Terzo fruga nel mucchio delle parole dismesse, Due da aggrovigliare alla finestra. Non piove, non c’è rifugio. Sono Tutte spente le cose belle. I Padri si riscattano dormendo sul fianco. Presenze numeriche lower than mille. Un villaggio. La prima donna canta Ancora, sottovoce, se la guardi sorride e intona Una lirica al Suo amore strofinaccio. Il primo uomo abita nei Suoi calzoni e da lì NON esce. Il primo figlio è come morto ma il Secondo vuole Ancora marmellata, mentre Il Terzo aspetta il Suo turno Davanti a Nomi e cognomi in fila indiana. Il lupo distribuisce parole dolci prendendole dall’armeria. Le donne bruciano e pare Che nessuno se ne accorga.

Sarà mezzanotte, Sulle cime degli alberi canta l’usignolo che si è perduto.

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