Futurismi.

di Lucio Mayoor Tosi

Immagine

1

 La maschera di carta riposa sulle cifre, le parole sono numeri di parole
che friggono sulla cute e dai capelli s’involano. 

 *
Eserciti di parole in audio continuamente moltiplicate
si fanno camaleontiche nell’udito, ma dentro illumina il grigio. 

*
Scomposte rappresaglie di idiomi che si guardano, ricreano demografiche
sintassi per il già detto, che ti amo e come.

 *
La forma sta nel modo di dire e camminare.

2

Tutto ciò che accade e si può guardare viene detto scrivendo, in modo che
tutto ciò che viene letto possa accadere e venga guardato. 

*
I pensieri lasciano impronte nell’etere, collettive e indistinte. Chi è solo
rincorre i propri sogni dimenticato.

*
Nessuno muore più tra le parole senza voce. 

 

3
Agonia di oggetti ridotti all’uso. Agonia di oggetti servitori.
Nessuna storia è per sempre. O finché dura, quella con un paio di scarpe.

*
In un cassetto di legno conservo il mio primo telefono cellulare
ti amo in T9.

*
Libri in abbonamento termale si mostrano nudi. Storie strappate
dalle pagine nell’era delle fotocopie. 

*
I miei libri sono belle donne vestite di rosso. Tengono le gambe chiuse
ma si danno allo sconosciuto purché le ami.  

*
I miei libri di cartapesta. 

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