Matrimonio.

di Lucio Mayoor Tosi

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Dai rami Più alti
tutte Quelle che si sposano in un sol giorno, nello stesso cortile del municipio, un luogo Che sa di guerra, di gelo, COI Tedeschi Lì a Due passi. Quelle dei nastri e dei fiori, Quanto sono felice, oh quanto non so. Il sole abbaglia, crocchia La Ghiaia sotto il cuoio delle scarpe nuove , i Vestiti vanno stretti.

E ‘Fatta! Le auto Sono Partite.

Oltre le mura, oltre i vicoli del Paese, c’è sempre un paesaggio di Peschi in fiore, un cielo Fitto di nuvole bianche; le Chiuse dei fossati, l’acciottolato Sulle rampe, vecchie case signorili col cancello serrato, il profumo degli oleandri; guance Che si sfiorano, le camicie bianche col gilè sbottonato, la sigaretta, chi ESCE Dalla toilette e la fila delle donne in quell’altra.

Quando c’era la guerra, da queste parti era lo Stesso. Nascevano i cugini e C’era sempre qualche oca nel cortile. Prima Ancora, prima dell’ultima guerra, uomini col tabarro, Giovani o vecchi era lo Stesso, tutti avevano i baffi, Qualcuno anche la barba. Nessuno li Ricorda.

Quando morivano era come sempre, come Quelli di cent’anni prima. Le case sembravano piccole, Molto Più piccole, e al mattino presto C’era la nebbia.

Cent’anni prima, di qui Passava un sentiero, ma prima ancora c’era solo uno steccato; ti sdraiavi sull’erba e per giorni e giorni non vedevi nessuno; però ci Passava una ragazza, tanto bella Che nessuno Pensò di sposarla.

A Sposarsi si fa presto: ti bagni la punta delle dita Nell’acquasantiera e stai fermo sulle gambe, con le mani Dietro la schiena come a reggere il cappello. In men che non si dica i ragazzi Hanno tredici anni; ma prima, prima Ancora, lo zio se ne scappava coi soldi per le Folies Bergere.

Nessuno è perfetto, solo Qualche volta con una boccia fai quattro Punti, ma più spesso due o tre. Uno perfetto chi se lo sposa?

Quelli che Stanno sugli alberi, sui rami più alti, Quelli non si sposeranno mai. Giocano col binocolo e Perdono tempo a Guardare le lucertole.

Poeti

come le castagne.

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