Penombre.

di Lucio Mayoor Tosi

Immagine
La casa dei tuoi occhi dà sui miei pensieri con quel vento che riconosco, sorridente
e già non ricordo dove stavo andando, come al solito

quando le cose si confondono, quando c’è nebbia e vento e terra e cielo, e tutto vorticando non ha inizio nè  fine

prima che venga scritto io scrivo, in anticamera.

Da che il mondo si è fatto, giungendo ai miei piedi come tapis roulant direttamente dalla bocca della caverna dove stavo gocciolando

anche allora pensavo: chissà se avrei fatto meglio a restare vegetale, vivere di rugiada

però poi, quei tuoi occhi ballerini

e subito ritorno alla casa.

Chissà se avrei fatto meglio a tenermi distante dai numeri building e dall’estetica cimiteriale che mette a misura i raggi del sole, dalle penombre

e dove e come se basta una fotografia per averti qui?

Coi vivi come coi morti.

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