Tomas.

di Lucio Mayoor Tosi

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Opto per il dada, dove il bello è come neve che cade ovunque, sulla percezione mentale come sul sillabico e l’accentuativo, sul gesto e sul rap. Opto per l’oralità del bello, l’accentuativo di un bacio, per i marcatori del ritmo, per un blog stuzzicante ma carino, quindi serioso quanto può esserlo un endecasillabo. Ritmicamente posticcio eppure saltellante sui quattordici versi, sulle morbide labbra, e l’a capo che ci sta ormai nella ritmica come un canonico privato del successivo, e chissà dove andrebbe altrimenti. Dopo la fusion eccetera, miseramente in una filastrocca non eccedente i 36 (trentasei) versi compresi gli spazi, di certi concorsi per pianole mentali. Ah Tomas, che mondo difficile!

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