Al denaro, all’infinito.

di Lucio Mayoor Tosi

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Al denaro:  una volta intesi, e bastasse la movimentazione, potremmo passare alle picconate. Bisogna contare sull’indifferenza del committente venduto alla propria automobile, alle svariate forme del niente, in alternativa pagare i debiti di gioco con la fuga. Liberarsi da una idea sorpassata scrivendo alla comunità. Non appena il denaro colpevole sarà promesso, il proprietario potrà riscuotere la sua ricchezza. Insomma, io ci provo. L’automobile servirà per pagare l’affitto, sarà come barattare una poesia strategica, di quelle che si possono leggere avendo tempo, in galera. Prendere tempo. Una persona arrogante, un povero disonesto, oppure un ricco concessionario, queste cose le sa. Se avessi della movimentazione in alternativa, un’automobile picconata, o anche soltanto una poesia indifferente, sarebbe meglio. E potremmo dirlo che è tutto una bella merda, ma pensarlo è meglio, e comunque non è denaro. Al concessionario dirò che se avessi già quell’automobile, pure nelle svariate forme del niente, potrei ricavarne l’idea sorpassata di essere in alternativa. Oggi tutte le persone arroganti ci credono. L’etica del credito è un’astrazione committente, nel senso che pone la ricchezza ai margini della negoziazione. Ovvio. Un po’ come trattare qui e là come fosse all’infinito.

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