Pastiglie del mondo che irradiano.

di Lucio Mayoor Tosi

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Oggi: movimento rotatorio terrestre.
Forza di marea in rallentamento.
La montagna guarda in alto e guarda la penna che scrive, guarda in alto e guarda la penna che scrive.

Aspetto.
Il  campo da pallacanestro ha il cemento devastato, quello da bocce è ricoperto di foglie. Non c’è nessuno. Solo automobili che passano sulla strada laterale.  E una cornacchia.


Oggi: 
montagne in movimento su terreni devastati.
Parole a rovescio in tutte le lingue per tutte le lingue assetate e per quelle mute.

Lingue alle temperature mute.
I tetti delle case sono i primi a farsi neri quando viene sera. L’inverno ha le sue gobbe.  Avrei detto che nel duemila ci saremmo vestiti d’argento, invece torniamo guardando avanti scuri dopo la pace del dopoguerra. L’inverno delle persone è sui tetti. Il Duemila è arrivato di sera. Voci azzurrate nei cellulari. Tetti a rovescio sulle temperature. Automobili in tutte le lingue, sui tetti una cornacchia baderà alle luci. Inverno scuro su lingue assetate. Persone come non ci fosse nessuno, solo automobili in movimento rotatorio e una montagna di voci azzurrate.
Tornando a casa devastati, nel futuro muti senza saperlo,  senza immaginazione scrivere di noi stessi nel duemila, sui tetti, tra luci come lingue, su terreni pieni di gobbe cellulari scrivere di noi stessi come viaggiando guardandoci sulla strada laterale. Fino a sera.

Aspetto parole certe, veloci stormi gareggianti che faranno piovere schiaffi a destra e sinistra. Parole d’amore su terreni devastati, in movimento, non parole design come foglie che sembrano persone d’argento nella marea in rallentamento.
(Chissà le persone mute, chissà se quando viene sera penseranno al futuro immaginando nella fiction la fine o l’inizio di tutto).

Intanto solo automobili che passano sulla strada laterale.
E una cornacchia.

Annunci