Gente, scoiattoli, formiche.

di Lucio Mayoor Tosi

Immagine

Sprofonda nella patta aperta l’Empire State Building
come precipitasse, e non si sa dove finisca.

Occhi vispi di uno scoiattolo impagliato.
Gambe lunghe che non si sa dove finiscano:

          “Qui è pieno di gente.”

Come quando vedi una formica sul piano della cucina
e dici:  è pieno di formiche.

Lo scoiattolo impagliato che si riposa nell’universo
con la patta aperta e con fuori l’Empire
che non si sa dove finisca, pensa:

          Dunque appartengo alla gente?
          E che razza è la mia, da dove arriviamo?

*
Immagini che durano un attimo.
Parole che si cercano.
Alcune restano in piedi come l’Empire.

Un bambino nella pancia dell’universo.
Un animale della specie che vien detta gente.

*
Share elevatissimo tra gli impagliati
con la patta aperta e con fuori l’Empire
che non si sa dove finisca.

L’universo non resterà per sempre.
Gambe lunghe che non si sa dove finiscano
potrebbero decidere di separarsi.
(Uscirono allo scoperto nei telefilm
all’epoca in cui gli attori fumavano sigarette).

Se mancherà spazio
verranno sacrificati gli scoiattoli ombelicali
(pene ombelicale, di madre universale).

*
Droghe spaziali producono l’effetto espansivo
che vien detto vita.
Ma la droga preferita dai Gambelunghe è lo share:
          Immagina l’80 per cento.
          Non è spaventoso l’80 per cento?

Gli scoiattoli sanno che non esiste alcun 80 per cento
ma se esistesse che aspetto avrebbe?

Un rettangolo di gomma rossa lucidissima.

*
Parole trovate in soffitta cercano le loro immagini.
Sconosciuti maestri sanno cosa fare:
le raggruppano, le fanno danzare, ne prendono alcune
e scrivono dell’Empire nella patta aperta dello scoiattolo.
I lettori sono pazzi
secoli di vita li han ridotti in poltiglia di percentuali!

Siamo alla fase calante, quella del collettivo numerico.

Presto tutto s’acquieterà sulla linea chiara dell’orizzonte
che divide gli universi in collisione:
quello pieno di denaro e l’altro gonfio di cibo.

Questo è.

*
Le verità dei Gambelunghe sanno di cannella.
Tutto ha lo stesso sapore.
Non solo i preti di ogni religione, ma anche i libri
e le case dove viviamo. Perfino l’Himalaya
chiudendo gli occhi… ecco, per un istante
non ti puoi sbagliare:

sa di cannella la Terra
perché l’universo è l’abito di un monaco
che scrive senza gravità tenendo sulle dita
ben dieci campi di calcio come fossero nidi
di uccellini affamati.

Ogni tanto li sfoglia.

Sulle spalle ha uno scoiattolo che gli passa le parole
via via che servono, come per tenere accesa la caldaia
di una vecchia locomotiva.

*
Nel mezzo del cammin di nostra droga vita…

Altro non c’è.

Un colpo di tosse.

Lontano si direbbe il suono di un’armonica.

*
Tutto ha ormai lo stesso sapore.
Le arance sanno di cannella.
Coca Cola e PC sanno di cannella.
Le stelle, serpenti a sonagli con la bocca spalancata
sanno di cannella

Sarà l’inchiostro

il sangue.

*
Il monaco ride.

Ride sempre.

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