Tre poesie.

di Lucio Mayoor Tosi

061

Fotografia di Marco De Donato

Se la poesia è un modo di dire allora lo siamo tutti, poeti senza valore se crediamo che un gesto serva più di tante parole. Finirà che quelle non dette saranno le parole che ascolteremo sognando e ci verrà male allo stomaco se l’avremo fatto tacere col gesto di nutrirci e con sorsi misurati di vino. Tutti dimenticheranno  quel che non abbiamo saputo dire quand’era il momento. Con un abbraccio l’abbiamo fatta franca.


*
Qui è tutto allo scoperto, non ci sono ponti, tunnel, mai un momento di buio da attraversare che non sia la notte lunga, fuori di casa, dove non passa alcuno, ne’ a miglior vita ne’ a questa che pare di cartapesta.

Seguendo la fila dei lampioni che scrutano e gettano ombre telematiche su quelli che passano e scappano. Ladri che si guardano da loro stessi e infreddoliti s’abbottonano facendo le prove per quando saranno sul talamo.

In ordine come bravi elettricisti, bravi mariti e amanti, col cuore grande come l’ombrello dove vivono, al riparo se non dallo sguardo divino almeno da quanti vorrebbero denaro, pure di notte.

Meglio i topi, almeno quelli se ne fregano di te. Val più la spazzatura.

*
Questa sera non ho fantasia, è la fantasia che ha me. E’ come una mosca che mi ronza sul capo.  La seguo ricevendo i suoi escrementi e divento una sputacchiera colma di saliva e diamanti.
Oppure no, è solo accadimento delle idee. Come per le stelle cadenti, non importa da dove vengono e dove andranno. Eccole! Un tuffo al cuore, e immediatamente tutto è perfetto tra le inquietudini.

Musicalmente un pessimo verso quest’ultimo delle inquietudini. Per punizione scriverò in prosa con la testa abbassata, per due righe ancora. Dopodiché infilerò di corsa la scala che scende in sala macchine dove stantuffi giganti e roboanti avanzano, e io dentro con gli occhi sgranati, come un cavallo da tiro… oppure in balia di ogni movimento, coi condannati a morte per l’eternità.  Fatto!

“Prese la luna e la tenne sul palmo…”

About these ads